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L’importanza del Contratto quadro o “Master Agreement” nei servizi di investimento

L’importanza del Contratto quadro o “Master Agreement” nei servizi di investimento

L’art. 23 del d.lgs. 24 febbraio 1998, n. 58 (meglio noto come Testo Unico Finanziario T.U.F.) impone, che “i contratti relativi alla prestazione dei servizi di investimento … sono redatti per iscritto e un esemplare è consegnato ai clienti … Nei casi di inosservanza della forma prescritta, il contratto è nullo”.

La pattuizione scritta può riguardare la singola e specifica operazione, ma sicuramente deve riguardare il c.d. contratto quadro per i servizi di investimento, laddove per servizi di investimento si intende ai sensi dell’art. 1, comma V, sia la negoziazione per conto proprio (lett. a), sia l’esecuzione di ordini (lett. b), sia la gestione di portafogli (lett. d) sia ancora la ricezione e trasmissione di ordini (lett. e).

Pertanto, quale che debba essere la prestazione dell’intermediario, essa deve essere pattuita in forma scritta e cristallizzata in un apposito contratto quadro (cd. master agreement), in base al quale l’intermediario si obbliga a prestare un servizio di investimento e consulenza (cfr. Cass. Civ., sez. I, 11 aprile 2016; Cass. Civ., sez. I, 24 marzo 2016; C. App. Perugia 24 ottobre 2016; Tribunale di Torino, 25 giugno 2014), con il quale siano disciplinati ad esempio:

  • i servizi forniti e le loro caratteristiche;
  • il periodo di validità e le modalità di rinnovo del contratto;
  • le modalità attraverso cui l’investitore possa impartire ordini e istruzioni;
  • le modalità di costituzione e ricostituzione della provvista, nei rapporti di negoziazione e ricezione e trasmissione di ordini;
  • le altre condizioni contrattuali eventualmente convenute con l’investitore per la prestazione del servizio;

Conseguentemente, se manca il contratto quadro poiché mai sottoscritto l’intero rapporto tra le parti risulterà viziato ab origine con la conseguenza che la declaratoria di nullità si deve estendere a tutte le movimentazioni finanziarie avvenute in corso di rapporto e a tutti i prodotti finanziari (tra cui i contratti derivati) sottoscritti.

Come anche espressamente confermato dal Supremo Collegio, infatti, “In tema di intermediazione finanziaria, ed alla stregua di quanto sancito dall’art. 23 del d.lgs. 24 febbraio 1998, n. 58, sono nulle, per carenza di un indispensabile requisito di forma prescritto dalla legge a protezione dell’investitore, le operazioni di investimento compiute da una banca in assenza del cosiddetto “contratto quadro”, senza che sia possibile una ratifica tacita, che sarebbe affetta dal medesimo vizio di forma” (Cass. Civ., sez. I, 22 marzo 2013, n. 7283).

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