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La definizione del MtM

La definizione del MtM

Ormai sempre più frequentemente si sente parlare, nell’ambito dei contratti derivati ed in particolare dei contratti di Interest Rate Swap, del Mark to Market (MtM) quale elemento essenziale dell’oggetto o della causa del contratto.

Ma che cos’è realmente il Mark to Market, e perché è così importante nell’economia di un contratto derivato, sia nella sua fase genetica che durante la sua esecuzione?

Proveremo nei prossimi interventi a sintetizzare i punti nodali della questione, giacché l’omissione contrattuale del MtM può rilevare sia con riferimento all’oggetto contrattuale, sia alla causa, sia ancora alla violazione delle norme regolamentari CONSOB (i.e. Regolamento CONSOB n. 11522/98 e n. 16191/07) ed infine, seppur in via subordinata, con riferimento alla responsabilità per inadempimento.

  • La definizione del MTM

Iniziamo con la ormai nota e condivisa definizione di tale parametro. Esso rappresenta la sommatoria attualizzata dei differenziali futuri attesi sulla base degli indici di riferimento al momento della sua stipula o della quantificazione successiva effettuata in corso di rapporto (sul punto cfr. Tribunale di Milano, n. 2807 dell’8 marzo 2018).
In altri termini rappresenta il valore atteso futuro delle rispettive prestazioni (della Banca e del Cliente) sia alla stipula, sia durante l’intero svolgimento del rapporto.
Di fatto, in maniera estremamente semplificata, risponde ad una domanda: se i parametri contrattuali dei rispettivi pagamenti non mutassero, l’ammontare totale della prestazione dal Cliente alla Banca e dalla Banca al Cliente sarebbe la medesima o vi sarebbero degli sbilanciamenti?
A livello puramente teorico l’intero valore delle prestazioni dovrebbe compensarsi e determinare un differenziale pari a zero (cd. contratto par); tuttavia la Banca caricherà quasi sempre dei costi di strutturazione e di fattori di rischio sul tasso parametro Cliente tale da sbilanciare la prestazione teorica (non par). E questa maggiorazione deve essere comunicata in quanto rappresenta il costo del contratto.
Il problema, sia chiaro, non attiene (o quantomeno attiene non soltanto) alla mancata comunicazione, ma soprattutto afferisce all’impossibilità di scomputare su base contrattuale quelli che sono i “flussi finanziari” puri del contratto, da quelli che rappresentano invece i “costi” dello stesso (i.e. i costi di istruttoria, di strutturazione, i margini di remunerazione ecc..).
In pratica, ogni pagamento effettuato dal Cliente avrà in sé una quota finanziaria ed una quota di costo. Ma se questo costo non è stato pattuito, e non è scomputabile non conoscendosene l’ammontare (anche percentuale), non può ritenersi raggiunto un accordo sul punto.
Ne deriva la nullità dei costi accessori; e siccome essi non possono essere sottratti sic et simpliciter dal flusso finanziario, trascinano nella nullità l’intera prestazione.

Nel successivo intervento approfondiremo la questione con riguardo al momento della stipula.

FD srl

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