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Il rapporto tra il tasso soglia usura e gli interessi di mora

Il rapporto tra il tasso soglia usura e gli interessi di mora

Con la recentissima ordinanza n. 27442 del 30 ottobre 2018 la Cassazione interviene ancora una volta, a seguito delle due note ordinanze dell’anno passato (la n. 5998 del 06.03.2017 e la n. 23192 del 04.10.2017) a dirimere controversie riguardanti la vexata quaestio:

“gli interessi moratori rilevano ai fini dell’usura?”

E la risposta, come in passato, è stata affermativa. L’interesse moratorio, quindi, non è sottratto al divieto di usura.

Questa volta, tuttavia, la Corte ha approfondito la questione in maniera estremamente più analitica rispetto al passato, rispondendo positivamente al quesito mediante una disamina delle ragioni interpretative poste alla base dell’accoglimento del ricorso e, soprattutto, traendo il seguente principio di diritto:

“è nullo il patto col quale si convengano interessi convenzionali moratori che, alla data della stipula, eccedano il tasso soglia di cui all’art. 2 della L. 108/96, relativo al tipo di operazione cui accede il patto di interessi moratori convenzionali”.

Precisa la Corte che:

la verifica dell’usurarietà va compiuta confrontando “puramente e semplicemente il saggio degli interessi pattuiti con il tasso soglia, senza alcuna maggiorazione o incremento”

con ciò sconfessando alcune desuete teorie per le quali il tasso soglia ai fini moratori andrebbe maggiorato di 2,1 punti percentuali.

Considerando l’enormità dei contenziosi in essere sul punto, può questa essere considerata una pietra miliare o una svolta? …Come al solito no…

Rimane infatti scoperta una domanda fondamentale, ossia se posta l’usurarietà degli interessi moratori, si debbano considerare nulli ex art. 1815, comma II, cod. civ. anche gli interessi convenzionali o meno.

La Corte nel caso in esame non ha esaminato direttamente la fattispecie, coperta da giudicato in quanto non impugnata, tuttavia ha introdotto indirettamente l’argomento aggiungendo che

“nonostante l’identica funzione sostanziale degli interessi corrispettivi e di quelli moratori, l’applicazione dell’art. 1815 agli interessi moratori usurari non sembra sostenibile, atteso che la norma si riferisce solo agli interessi corrispettivi, e considerato che la causa degli uni e degli altri è pur sempre diversa: il che rende ragionevole, in presenza di interessi moratori usurari, di fronte alla nullità della clausola, attribuire secondo le norme generali al danneggiato gli interessi al tasso legale”

Pertanto è ipotizzabile che, in caso di accertata nullità della clausola riguardante gli interessi moratori per il superamento del tasso soglia, ove il debitore determini un ritardo nel pagamento delle rate di mutuo egli debba corrispondere sulla rata scaduta solo gli interessi rilevati al tasso legale.

Di fatto, con la sentenza in esame, da una parte si sollecitano i Giudici di merito a dichiarare nulla la pattuizione usuraria, evitandosi pertanto impegnative spese di soccombenza nei giudizi in corso per il debitore, dall’altra tuttavia è probabile che i mutuatari restino comunque senza soddisfazione economica non travolgendo la detta nullità anche gli interessi corrispettivi.

La questione, invece, sarà di grande impatto in tutti i giudizi esecutivi durante i quali il debito non sarà accresciuto da interessi di mora come contrattualizzati, ma dal grandemente minore interesse legale.

In ogni caso, stando a quanto sopra si dovrà porre molta attenzione e delicatezza sull’impugnare contratti di mutuo ancora in corso o per i quali siano maturati interessi moratori, altrimenti alcuni Giudici potrebbero rilevare una carenza di interesse ad agire.

FD srl

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