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Il Mark to Market in corso di rapporto

Il Mark to Market in corso di rapporto

Sinora abbiamo analizzato l’importanza del MtM al momento della stipula. Tuttavia è necessario soggiungere che la rilevanza del MtM (o più correttamente la rilevanza del modello di pricing da utilizzarsi), sempre con riferimento all’oggetto della prestazione contrattuale, interviene anche in un momento successivo alla genesi del rapporto. Nella maggior parte dei contratti, tuttavia verificano due fattispecie:

  • Il fatto che il calcolo del MtM nel mercato finanziario non sia univoco, bensì rimesso al modello di pricing adoperato da ciascun operatore (mancanza di una formula universale e univoca).
  • Il fatto che nel caso in esame il calcolo del MtM sia rimesso al totale arbitrio della banca, in quanto la “metodologia standard” utilizzata non è in alcun modo specificata, né lo è stata in corso di giudizio, restando sostanzialmente non verificabile.

Orbene, come affermato dalla Corte di legittimità il Mark to Market “è detto anche costo di sostituzione, perché corrisponde al prezzo dettato dal mercato in un dato momento storico, che i terzi sarebbero disposti a sostenere per subentrare nel contratto stesso” (Cass. Civ. n. 9644/2016; conf. Cass. Civ. n. 14059/16). Il suo valore, pertanto, esprime in corso di contratto il valore teorico di sostituzione ove intervengano eventi fisiologici in finanza, come ad esempio la sostituzione del derivato con altro aggiornato a nuovi parametri di mercato o la sua chiusura, ovvero eventi patologici come la risoluzione del contratto.

Ne deriva che, essendo il MtM un valore destinato a mutare nel corso del tempo, assume una rilevanza centrale anche la determinazione delle modalità di calcolo dello stesso attraverso l’indicazione dei modelli di attualizzazione, in una con l’adozione di scelte metodologiche che scontano un inevitabile tasso di opinabilità tecnica.

Ciò, come peraltro sostenuto da autorevole giurisprudenza, risulta altresì confermato, seppur indirettamente, dall’art. 2427 bis cod. civ., laddove si prevede che le società debbano indicare il fair value del derivato (ossia il MtM) nella nota integrativa. Tale norma dimostra che il MtM non rappresenta un mero elemento eventuale da porsi in rilievo solo in fase patologica del rapporto, laddove rappresenta invece un elemento essenziale dell’oggetto contrattuale fisiologico tanto da doversi esplicitare in bilancio (il tutto senza considerare che l’eventuale sostituzione di un derivato in corso di rapporto, al mutare delle condizioni di mercato, è finanziariamente un fatto esso stesso fisiologico, tanto da essere rappresentato in contratto).

Ancor più, quindi, si ravvisa nel Mark to Market e nel suo metodo di quantificazione, un dato essenziale della prestazione e dell’oggetto contrattuale, tale per cui l’assenza di entrambi gli elementi rende radicalmente nullo il contratto.

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