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Il Diritto di Recesso

Il Diritto di Recesso

Nei contratti derivati è necessario sia indicato espressamente per il contraente la facoltà di recedere dal vincolo entro sette giorni dalla stipula ove essa sia avvenuta fuori dai locali commerciali della banca, ossia ad esempio, come sovente avviene, mediante accordo avvenuto tramite scambio di corrispondenza.

L’indicazione del diritto di recesso deve avvenire non già nell’accordo quadro (cd. master agreement) bensì nel contratto derivato specifico.

La Fonte Normativa

La fonte normativa di quanto sopra si rinviene nell’art. 30 del Testo Unico Finanziario, i cui commi sesto e settimo del citato articolo, prevedono che:

“6. L’efficacia dei contratti di collocamento di strumenti finanziari (tra cui rientra l’IRS, art. 1, comma II, lett. d) e SS. T.U.F.) o di gestione di portafogli individuali conclusi fuori sede, è sospesa per la durata di sette giorni decorrenti dalla data di sottoscrizione da parte dell’investitore. Entro detto termine l’investitore può comunicare il proprio recesso senza spese né corrispettivo al promotore finanziario o al soggetto abilitato. Tale facoltà è indicata nei moduli o formulari consegnati all’investitore. La medesima disciplina si applica alle proposte contrattuali effettuate fuori sede.
“7. L’omessa indicazione della facoltà di recesso nei moduli o formulari comporta la nullità dei relativi contratti, che può essere fatta valere solo dal cliente”.

La Ratio Legis

La ratio legis sottesa allo ius poenitendi come sopra rappresentato, è dettata dalla necessità di prevedere una speciale tutela per l’investitore per una operazione di investimento perfezionatasi al di fuori della sede dell’intermediario; in tale caso, infatti, si presume che l’investimento non sia conseguenza di una premeditata scelta del cliente, che a tale scopo si sia recato presso la sede dell’intermediario, ma costituisca invece il frutto di una sollecitazione proveniente dall’intermediario medesimo che potrebbe aver colto l’investitore impreparato, ed averlo indotto ad una scelta negoziale non sufficientemente meditata (fattispecie, peraltro, perfettamente riscontrabile nel caso de quo).
Il differimento dell’efficacia del contratto, con la possibilità di recedere nel frattempo senza oneri per il cliente, vale appunto a ripristinare a posteriori quella mancanza di adeguata riflessione preventiva che la descritta situazione potrebbe aver causato.

Le Decisioni Giurisprudenziali

Il diritto di recesso in parola è stato oggetto di della nota sentenza delle Sezioni Unite n. 13905 del 3 giugno 2013, che hanno statuito la necessaria indicazione del diritto di recesso a pena di nullità, in tutte le operazioni realizzate sulla scorta di un contratto-quadro in quanto “il fatto che il prezzo e le altre condizioni di vendita siano più o meno predefiniti, non toglie che si è comunque in presenza, di volta in volta, di una decisione di investimento […] Si intende, poi, che la disciplina del recesso di cui si sta parlando non può che riguardare i singoli rapporti negoziali in base ai quali, di volta in volta, l’investitore si trovi a sottoscrivere uno strumento finanziario offertogli dall’intermediario fuori sede, e non la stipulazione del c.d. contratto-quadro, che di per sé non implica l’acquisto di strumenti finanziari” (CFR. SS.UU., 3 giugno 2013, n. 13905).

Alcuni esempi di sentenze vinte per la mancata previsione del diritto di recesso sono:
Sent. Cass. Civ. Sez. I, 11 giugno 2016
Sent. Cass. Civ. Sez. III, 3 aprile 2014, n. 7776
Sent. Trib. di Torino, 22 gennaio 2018, n. 255
Sent. Trib. di Roma, 13 aprile 2016, n. 7470
Sent. Trib. di Firenze, 1 ottobre 2014, n. 2899

 

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