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Gli Obblighi comportamentali degli Intermediari – 5. Le conseguenze delle violazioni

Gli Obblighi comportamentali degli Intermediari – 5. Le conseguenze delle violazioni

La violazione degli obblighi comportamentali, pur non dando luogo a nullità del contratto può comportare una responsabilità risarcitoria dell’intermediario, il quale è anche tenuto, ai sensi dell’art. 23, comma 6, T.U.F., a provare positivamente la propria diligenza.

Come ben rappresentato dalla giurisprudenza meneghina “ne deriva che la diversa e opposta informazione fornita dalla Banca, costituisce violazione grave dei doveri di diligenza, correttezza, trasparenza e buona fede: violazione, questa, che determina la risoluzione del contratto ai sensi dell’art. 1455 c.c. con annesso risarcimento del danno (Tribunale Milano, 18 maggio 2015).

D’altronde, l’operatore finanziario è pienamente assoggettato al principio di buona fede nella stipula e nell’esecuzione del contratto, così come previsto in via generale dall’art. 1173 c.c. e, sotto il profilo degli obblighi integrativi, dagli artt. 1374 e 1375 c.c., anche in un contesto di protezione degli interessi della controparte. “Gli specifici precetti comportamentali previsti dall’art. 21 T.U.F. e dall’art. 26 reg. intermediari (Consob 11522/98), […], hanno carattere imperativo, nel senso che sono dettati non solo nell’interesse del singolo contraente di volta in volta implicato, ma anche nell’interesse generale dell’integrità dei mercati finanziari, e si impongono inderogabilmente alla volontà dei contraenti […] ne deriva che ove le esigenze del cliente (pur non esplicitate) consistano nella necessità di proteggersi da un rischio cambio, il primo e fondamentale dovere dell’intermediario diligente, corretto e professionale, è quello di proporre un prodotto adeguato a tali esigenze, e quindi privo di implicazioni speculative (in caso di prodotto speculativo il discorso non muterebbe, anzi a fortiori l’intento speculativo dovrebbe essere ancor più evidenziato, n.d.a.)” (cfr. Tribunale di Catania, sez. IV civile, ordinanza collegiale del 28 giugno 2012, depositata 2 luglio 2012, rel. Nicola La Mantia).

L’art. 21 TUF e l’art. 26 del Regolamento Intermediari hanno infatti “carattere imperativo, nel senso che sono dettati non solo nell’interesse del singolo contraente di volta in volta implicato, ma anche nell’interesse generale all’integrità dei mercati finanziari e si impongono inderogabilmente alla volontà dei contraenti” (Trib. Milano, 19 aprile 2011; Trib. Milano, 23 marzo 2012).

Dai predetti principi deriva l’onere per l’intermediario “di fornire la prova di essere stato diligente, efficiente, corretto e professionale nell’offrire al cliente un prodotto adeguato al suo specifico interesse di natura economica e finanziaria”, di essersi organizzato “in modo da ridurre al minimo il rischio di conflitti di interesse” e di aver contenuto “i costi a carico del cliente”.

In caso di violazione da parte dell’intermediario dei predetti obblighi il cliente potrà quindi chiedere la “risoluzione del contratto per inadempimento” e la restituzione di quanto pagato o addebitato.

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