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Gli Obblighi comportamentali degli Intermediari – 4. Il Conflitto di Interessi

Gli Obblighi comportamentali degli Intermediari – 4. Il Conflitto di Interessi

Tra gli obblighi comportamentali vi è quello di prevenire ed evitare situazioni di conflitto d’interessi in capo all’intermediario. Ciò è particolarmente importante proprio in quanto, solitamente, il Cliente ha già sottoscritto con l’intermediario un contratto quadro o comunque un servizio di consulenza.

Quindi sovente la Banca si pone non solo quale consulente proponente, ma anche quale controparte diretta della “scommessa” (ma la questione è valida per tutti i tipi di prodotti finanziari, anzi va tenuta di maggior conto laddove si propongano obbligazioni od azioni emesse dallo stesso intermediario).

In merito, è fatto obbligo per l’intermediario (art. 21 T.U.F.) di comunicare al cliente sia la sussistenza di un conflitto di interesse, che la sua natura ed estensione, senza potersi far ricorso a mere clausole di stile prive di concretezza (sul punto cfr. Corte di Appello di Milano, 26 maggio 2011; Cass., sez. I, 21 aprile 2016).

Tutto ciò per una semplicissima ragione.

Un contratto derivato è un cd. “gioco a somma zero”, ossia per ogni Euro perso da una parte, corrisponde un eguale profitto dell’altra (secondo il principio win/lose). E’ evidente che, per l’intermediario, porsi quale “controparte” dell’operazione equivale, sostanzialmente, a scommettere contro il proprio Cliente. Lo stesso Cliente al quale però è stata proposta l’operazione come vantaggiosa, e che ripone nell’istituto la fiducia che merita un avveduto consulente. Pertanto, o l’intermediario si sta ponendo alla stregua di un ente di beneficenza scommettendo contro se stesso, oppure è consapevole del potenziale profitto per sé, e ciò non può essere sottaciuto, approfittando del legittimo affidamento fiduciario accordatogli dal Cliente.

Per l’effetto, “poiché è di tutta evidenza che la banca che, in veste di consulente, proponga al cliente un proprio prodotto finanziario non sia in posizione di terzietà; essa viene meno sia agli specifici doveri gravanti sugli intermediari e sugli operatori finanziari, sia ai generali doveri di buona fede oggettiva e di diligenza, da osservarsi nello svolgimento di qualsivoglia rapporto giuridico. Il profilo di responsabilità nella condotta della banca, integra una tipica ipotesi di illecito contrattuale. Avendo agito quale consulente e assistente del cliente, essa era tenuta ad assicurare una prestazione professionalmente adeguata: circostanza ampiamente smentita dai risultati negativi del contratto (Tribunale di Roma, 18 luglio 2016, n. 14375).

Non a caso, sul punto, la giurisprudenza di merito ha più volte rilevato che “il conflitto di interessi tra intermediario e cliente può derivare anche dal fatto che il primo può avere in essere operazioni di segno uguale o contrario con altri soggetti e dalla necessità di piazzare prodotti sul mercato anche solo per esigenze di riposizionamento o di propria copertura” (Tribunale di Milano, 19 aprile 2011).

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